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LE NINFEE RUSTICHE LE NINFEE RUSTICHE

Le ninfee rustiche annoverano specie nane, medie e grandi, tutte non temono il gelo nemmeno forte e non vanno ritirate come molti consigliano; è però importante che la stagione calda non sia troppo breve quindi non riesca a riscaldare l’acqua per farle germogliare, in alta montagna non abbiamo mai visto ninfee perché i laghi sono freddi, ma se abitiamo in una zona soleggiata e a maggio giugno la media è attorno ai 20° possiamo tenerle in un laghetto poco profondo anche sulle alpi.
Si acquistano sempre nei vivai dove ci forniranno un rizoma con alcune foglie e dei germogli, le radici saranno praticamente tagliate ma non è il caso di spaventarsi, in breve entreranno in produzione; è bene verificare che siano lavate bene dalle infestanti che eventualmente non vogliamo avere tipo la lemna minor, miriophyllum o peste d’acqua, un abbondante risciacquo in giardino con la pompa ci dà ulteriori garanzie.
Si piantano ad una profondità variabile dai 10 cm. delle nane al metro delle grandi (sempre che dove abitiamo faccia abbastanza caldo per scaldare un’acqua così profonda), se tendono a venire a galla basta fermarle con un sasso o altro peso, le foglie generalmente rossastre allungano il gambo di giorno in giorno fino a raggiungere la superficie dove si aprono tondeggianti, nelle regioni italiane questo avviene in aprile maggio, i fiori seguono la stessa procedura e come arrivano a galla si aprono al mattino per chiudersi al pomeriggio, questo in media per tre giorni, poi muoiono e vengono ricambiati da quelli nuovi, non serve toglierli tanto vanno a fertilizzare la pianta una volta marciti.
Il rizoma durante la stagione calda cammina nel terreno ramificando e formando nuove teste che daranno nuove piante finche ha spazio, spesso la parte vecchia marcisce lentamente ma è facile capire come una pianta possa in breve invadere lo stagno.
Ogni testa da alcuni fiori quindi le foto che vediamo con stagni ricoperti da fioriture incredibili sappiamo che ci sono tante piante o che la foto è truccata, a prescindere dal fatto che ci sono varietà più o meno produttive e condizioni più o meno favorevoli.
Il massimo della fioritura si raggiunge da maggio a luglio, poi c’è un inesorabile calo fino all’ingiallimento totale delle foglie a ottobre novembre e la scomparsa sott’acqua della parte emersa, la stagione è finita e la ninfea si concede il riposo invernale per riesplodere a primavera.
Se ci danno fastidio le foglie macchiate, bucate, gialle o brutte, a volte anche quelle che emergono senza appoggiarsi sull’acqua impedendoci di vedere i fiori, possiamo toglierle tranquillamente che la pianta non ne soffre, anzi, in una settimana saremo al punto di partenza; 
L’ingiallimento in piena stagione delle foglie vecchie è normale poiché vengono sormontate dalle nuove che le privano della luce, come è normale avere a volte delle foglie malformate o arricciate, capita che la pianta abbia dei difetti o che durante la crescita abbia incontrato degli ostacoli che l’hanno rovinata, le righe gelatinose sotto le foglie sono uova di lumaca per niente dannose alle piante.
Molti trovano in natura la ninfea alba rustica e istintivamente la prelevano per coltivarla affascinati dal fiore che magari non avevano mai visto, ovviamente anch’io sono stato uno di quelli ma appena fatta un po’ di esperienza ci si accorge che oltre alla proibizione di raccolta, non è una gran varietà, produce un sacco di foglie e qualche fiore non grandissimo, lasciamola nel suo lago e se amiamo queste piante andiamo subito in un vivaio specializzato dove troveremo sicuramente ibridi migliori.
Ma ora vediamo come procedere per piantare un rizoma appena acquistato: se disponiamo di uno stagno piccolo, ovvero pochi metri quadri e non potremmo introdurre molte varietà io consiglierei la terra libera nella vasca per uno spessore minimo di 25/30 cm. poiché le piante avranno così più spazio, uno sviluppo migliore quindi maggior riproduzione e più fiori spesso più grandi per un periodo più lungo; il lato negativo è che la divisione anche se si ritarda di qualche anno diventa faticosa e prevede lo svuotamento dell’acqua, c’è poi il rischio di non ricordarsi più le varietà lasciandole sormontare una con l’altra, quindi un minimo di attenzione durante la fioritura non deve mancare.
La ninfea avrà un nome con delle caratteristiche che ci saranno fornite dal venditore quindi le seguiremo dettagliatamente specie per quello che riguarda la profondità, inoltre non tutte amano il pieno sole quindi cercheremo il posto adatto alla varietà nel laghetto, se nana l’acqua sarà veramente poca, per la pygmaea helvola o alba bastano 5 cm. (ma si adattano anche a 40) mentre medie e grandi vanno dai 30 ai 100 e oltre in alcuni casi.
La radice la sprofondiamo nel fango lasciando emergere solo il germoglio con eventuali foglie, non dovrebbe muoversi ma a volte se il fondo non è abbastanza compatto può emergere e galleggiare, in tal caso la legheremo ad un sasso e in poche settimane non la sposterà nessuno.
Se lo stagno è nuovo è meglio aggiungere sopra le piante alcuni cm. di ghiaino di basso calibro che oltre a trattenere il rilascio di sostanze organiche dal terreno impedisce ai pesci vivaci e curiosi di smuovere terra e rizomi, la sabbia normale calcarea l’ho provata diverse volte ma sporca lo stagno sui bordi e le foglie con il pulviscolo limoso che contiene, meglio eventualmente usarla silicea.
E’ ovvio che il fondale così bello e chiaro di ghiaia durerà poco perché le foglie marce, i fiori e le alghe provvederanno a ricoprirlo inesorabilmente: le varietà non si distinguono solo per il fiore ma anche per la foglia difatti se la base è verde per molte specie altre risultano macchiate di marrone/rosso, alcune hanno striature gialle, la famosa arc en ciel ha la foglia giallo rosa verde, ci sono i bordi lisci o dentellati, foglie piatte o arricciate, il rizoma è diverso in molte piante ma in genere cammina producendo le gemme, in alcune sono dei piccoli bulbi a staccarsi infestando il terreno, la varietà gonnere cammina per 50 cm. in una stagione mentre la Fabiola fa un rizoma grosso come un tronchetto, le varietà gialle producono in genere tante piantine da autoinfestarsi facendo solo foglie se non vengono curate, la pygmaea alba si semina tanto da tappezzare di nuove piantine il fondo in pochi mesi, se nello stagno a terra libera passano molti anni da una pulizia all’altra si può avere un fenomeno che non risulta gradevole; le radici e i rizomi ormai enormi e con molte parti vecchie ben marcite producono una fermentazione che le solleva dal fondo portando a galla ammassi di materiale non esteticamente valido, non aspettiamo quindi il sopraggiungere di queste condizioni.

DIVISIONE

La divisione delle piante si fa nei periodi lontani dal gelo, in media marzo/ottobre, preferisco la primavera perché ho tutta la stagione davanti per veder crescere la pianta: una volta individuate le teste della ninfea con le foglie nuove ancora rossastre si tagliano con un robusto coltello le radici bianche e il rizoma marrone a circa 10/15 cm. estraendolo poi con forza dal fango, se la pianta sarà già avanti con lo sviluppo possiamo lasciare alcune foglie nuove ancora arricciate e i boccioli eliminando quelle già grandi, se c’era un fiore aperto lasciamolo, fiorirà normalmente fino ad esaurire il suo ciclo, nel rizoma se guardiamo con attenzione ci sono spesso diversi occhi con getti nuovi piccolissimi, anche questi possiamo toglierli e piantarli, al novanta per cento attecchiscono anche se saranno più lenti e ci vorrà uno o due anni per vedere la pianta adulta.
E’ fondamentale la temperatura dell’acqua per questo lavoro, se in ottobre farà freddo caleranno le probabilità di attecchimento e sarà meglio aspettare marzo, per le piante in vaso non esiste problema, si piantano tutto l’anno, il fatto è che si trovano difficilmente.
Un valido trucco è di tenerle in serra o comunque coperte con un telo e poca acqua per avere un riscaldamento maggiore in modo da dare uno sprint alla pianta che la porti subito avanti nella maturazione e produca i boccioli già dopo pochi mesi ( da marzo a giugno) guadagnando così la stagione completa.
Anche in questo caso ci sono distinzioni tra varietà precoci e tardive o comunque che si sviluppano con temperature diverse, pochissime comunque prediligono acque fredde, la divisione ci garantisce sempre di avere una pianta identica all’originale.
I colori delle ninfee rustiche coprono praticamente l’intera gamma cromatica dal bianco al rosso scurissimo, al momento non esistono gli azzurri, viola o blu rustici, gli ibridatori compiono da anni numerosi tentativi per crearle, alcune specie hanno fiori profumati mentre la forma del calice, dei petali e il loro numero potrei definirla infinita visto le numerosissime cultivar introdotte sul mercato negli ultimi anni, i fiori si aprono al mattino e si chiudono al pomeriggio per circa tre giorni, poi scompaiono sott’acqua lasciando il posto ai nuovi boccioli, togliere i fiori esauriti non dà alcun risultato utile, si possono usare bene come fiori recisi da tenere in casa.
Ho potuto apprezzare per la grande produttività floreale piante come la laydekeri fulgens, la pygmaea alba, la pygmaea helvola, la Fabiola e la colorado, bella e incredibilmente fiorifera dalla primavera al tardo autunno; questa varietà fa parte delle ultime creazioni che si caratterizzano per i fiori che si alzano parecchio dal pelo dell’acqua rendendole simili alle tropicali, le ninfee classiche create nel secolo scorso erano quasi tutte con il fiore appoggiato, gli ibridatori americani hanno portata una ventata di novità nel settore dando impulso alla passione acquatica un po’ ovunque, la loro bravura è testimoniata dalle bellissime varietà anche tropicali che si contano in centinaia di specie diverse, non da meno sono i tailandesi e rapidamente si stanno muovendo anche in Europa.
Creare una nuova ninfea rustica non è facile perché molte sono sterili ma se riusciamo ad individuare una varietà ricettiva è sufficiente fecondare un’altra pianta (dopo aver tolto i suoi sepali per impedire l’autoimpollinazione) raccogliendo il polline con un pennello o in qualche goccia d’acqua introducendolo nel cuore del fiore (quello giallo al centro) ; se qualche giorno dopo il fiore non marcisce ma fa una specie di frutto a palla in poche settimane avremo i semi maturi, la loro dispersione in acqua si evita rinchiudendo il frutto fresco in un sacchetto di nylon ben stretto che verrà a galla quando il gambo decomposto si staccherà.
Questi semi gelatinosi sono lunghi sia a nascere che a formare una pianta fiorifera, a volte ci vogliono due anni ma prove già effettuate dimostrano che da ogni seme può spuntare una pianta diversa non solo per la forma ma anche per il colore perciò agli appassionati consiglio sempre di provare.

RESISTENZA DELLE NINFEE

Molti si preoccupano per le ninfee considerandole piante delicate e difficili, tutt’altro: ho trovato dei rizomi di rose arey ancora vivi nell’orto a distanza di due anni dove li avevo interrati con dello stallatico per concimare i pomodori, ho avuto piante in bacinelle alte non più di 15 cm. all’aperto con inverni rigidi dove il ghiaccio l’ha fatta da padrone per qualche mese che in aprile hanno ripreso a vegetare mentre altre rimaste completamente senz’acqua d’estate hanno perso completamente le foglie, la tinozza sembrava un deserto ma alla prima pioggia ecco i germogli!
A volte le foglie nel laghetto erano talmente tante che preso da raptus della pulizia le toglievo tutte ma in quindici giorni ricomparivano fresche, le ho coltivate dal fango al metro e mezzo d’acqua, nei secchi, nelle scodelle o nelle buste di nylon dove le ho dimenticate chiuse anche per settimane, nell’acquario tropicale all’interno pur con qualche difficoltà e nell’acqua senza piantarle, non sono mai morte!
Alcuni fattori sono però da evitare: la scarsità di luce o coltivazione in casa (non sono piante da appartamento) , le foglie o i frutti di alberi che cadono in acqua imputridendola, il vaso troppo piccolo o non rinvasarle mai, le ninfee hanno bisogno di molto terreno che consumano rapidamente, acqua troppo fredda durante l’estate che ne blocchi lo sviluppo quindi evitare inutili ricambi nel laghetto, terra acida o torbosa, foglie o materiale in via di decomposizione, percentuali di concime esagerate che andrebbero a bruciare la pianta.

LE NINFEE TROPICALI LE NINFEE TROPICALI

Le ninfee tropicali si possono coltivare con un po’ di esperienza anche in Italia, tra l’altro la loro diffusione le rende abbordabili a volte come prezzo più delle rustiche, la tendenza è di acquistare il colore celeste o blu in tutte le sue sfumature che manca completamente nelle europee, ma si distinguono anche per altri fattori: il fiore si alza sempre dall’acqua di parecchi cm. a seconda della varietà, sono profumatissime, producono una grande quantità di fiori fino al tardo autunno, tanto che sulla stessa pianta si possono contare anche una decina di fiori e boccioli, in genere la forma del calice è stellata, per moltiplicarsi producono dei bulbi e non rizomi, l’ibridazione è relativamente semplice, ci sono delle varietà a fioritura notturna, devono essere ritirate durante l’inverno.

COLTIVAZIONE

L’acquisto di una tropicale richiede alcune attenzioni: se prendiamo il bulbo in riposo quindi verso marzo- aprile dovremo provvedere al riscaldamento della vaschetta dove sarà piantato con una resistenza d’acquario in modo da garantire una temperatura minima di 20° sia di giorno che di notte.
Il tubero, simile ad una noce, non và mai schiacciato perché potremmo rovinare eventuali germogli in formazione compromettendone lo sviluppo anche se da uno solo possono nascere più piantine; il vaso di piantumazione può essere molto piccolo all’inizio (8 cm.) specie se dobbiamo gestire molte piante in una vaschetta, lo cambieremo seguendo lo sviluppo della ninfea fino ad arrivare alla misura ideale che può essere circa di 25-30 cm. o direttamente in terra libera nel laghetto.
La crescita è strettamente legata alla temperatura e và seguita con costanza perché in primavera a volte il sole scalda parecchio rischiando di portare l’acqua al di sopra dei 35° bruciando la pianta, questo perché le tropicali non vanno mai messe in acqua profonda ma a 10-15 cm. dal germoglio quindi il contenitore del nostro vaso avrà pochi litri che si riscalderanno rapidamente specie se in vetro o plastica trasparente ( vaschetta per pesci ) .
Al nord spesso la stagione è piovosa e poco luminosa quindi l’ausilio di una resistenza d’acquario nella vaschetta sarà obbligatorio mentre al sud è probabile che si possa interrare il bulbo subito nel laghetto appena l’acqua raggiunge i 15° ( anche durante la notte ), in breve caccerà le prime foglioline per proseguire con la sua crescita rigogliosa .
Se andiamo a comperare una pianta nel periodo giusto che solitamente và da giugno a luglio dobbiamo accertarci che sia invasata già da un buon periodo, lo faremo controllando la radicazione nel vaso che deve comparire bianca e abbondante, le foglie vecchie possono anche essere gialle o semidecomposte, l’importante è che i nuovi getti siano freschi e rigogliosi con dei gambi robusti;
nel caso in cui la pianta venga fornita a radice nuda ritengo indispensabile che lo sviluppo sia quasi completo, cioè che ci siano dei boccioli o dei fiori già aperti, che le foglie siano di una misura discreta e i gambi non lunghi e sottili ma grossi e robusti, se queste caratteristiche non ci sono e la pianta viene consegnata piccola basta qualche giorno di freddo per perderla o la crescita non riuscirà a completarsi nei mesi successivi spesso impedendoci di godere della fioritura, in particolare per le varietà notturne.

Se poi lo sviluppo sarà totalmente compromesso non avremo nemmeno il bulbo da conservare per l’annata successiva, d’altra parte ho notato che le piante sofferenti che vivacchiano male tutta l’estate fanno un numero maggiore di bulbi di quelle belle e rigogliose.
Comunque la regola di base è partire presto con la stagione per avere belle piante già a giugno sfruttando completamente i mesi estivi specie al nord o in zone poco calde, anche ricorrendo a dei teli in nylon per ricoprire lo stagno se necessario.
Questi accorgimenti allontanano molti dalla coltivazione delle tropicali ma anche qui abbiamo piante più o meno facili, inoltre le varietà vivipare producono le nuove piantine dalla foglia e se l’annata è buona possiamo disporre già ad agosto di numerose figlie in grado di fiorire, in special modo l’azzurra daubeniana produce una piantina piccolissima sulla foglia già con i fiorellini di pochi cm. e spesso di foglie pronte ne troviamo anche una decina!
Nelle blu è ottima la tina uber e anche il prezzo solitamente è abbordabile, inoltre il principiante ha la possibilità a fine stagione di avere molte piante da conservare aumentando così le possibilità di sopravvivenza.
Le ninfee vanno sempre piantate nel fango e non nella terra asciutta per non bruciare le radici, lontano da eventuali concimi, l’altezza dell’acqua dal germoglio non deve superare i 15 cm. mentre la coltivazione nel fango senz’acqua non crea problemi.
L’eventuale divisione di nuove piante va effettuata quando queste hanno già delle belle radici e possono sopravvivere senza l’ausilio del bulbo, rompendo il fragile stolone che le collega.
Se il tubero non dà segni di vita dopo alcuni mesi o viene a galla solitamente è marcio.

MOLTIPLICAZIONE

Come ho detto sopra ci sono le piante vivipare che producono le figlie sul picciolo della foglia quindi non ci resta che aspettare che si stacchino e ripiantarle controllandole, in effetti a volte fanno tre o quattro piante sulla stessa foglia che divideremo separandole quando sono già grandine e ben radicate; per i tuberi vale lo stesso discorso, ogni gemma darà una pianta che faremo crescere attaccata al bulbo fino ad avere delle buone radici, a questo punto sarà semplice separarla dalle altre piantandola nel fango sempre a 25/30 gradi; ci resta solo la semina che risulta molto semplice difatti il fiore delle tropicali al massimo sviluppo è quasi sempre fertile e produce molto polline, questo può essere spostato comodamente da un fiore all’altro con un pennello o tagliando gli stami e deponendoli in un altro calice creando così nuove specie, in poche settimane comparirà un piccolo frutto tipo fico d’india rotondo, sarà nostra cura rinchiuderlo in un sacchetto perché a maturazione avvenuta non vadano dispersi i semi nel laghetto, solitamente sono centinaia di piccoli puntini neri ricoperti da una gelatina che li rende galleggianti per poco tempo.
Una volta raccolti vanno seminati se siamo in primavera in poca terra e un dito d’acqua al caldo (o conservati per l’anno successivo se la stagione è tarda, non temono il gelo), daranno vita dopo alcuni giorni ad un tappeto verde di foglioline che si svilupperanno lentamente, se abbiamo fortuna vedremo il fiore durante l’estate, il problema più grosso è trovare lo spazio dove piantare tutte queste ninfee per farle crescere, solitamente questo lavoro lo fanno i grossi vivaisti, l’appassionato si accontenta di seminare un numero limitato di piante.
Vi ricordo che i germogli appena spuntati dal seme sono molto delicati e sensibili ai cambi di temperatura.

PROBLEMI E CONSERVAZIONE

Le ninfee tropicali possono crescere da subito bene come rimanere piccole per parecchio tempo, questo in genere è dovuto ad una forte sensibilità agli sbalzi di temperatura, ma anche a concimazione eccessiva o stress dovuto al trapianto, a volte la pianta può aver già fiorito per poi perdere vigore fino a morire, generalmente il bulbo sta marcendo e se abbiamo fortuna nasceranno dei getti nuovi che non sempre raggiungeranno la maturazione.
Alla prima gelata o comunque dopo un periodo abbastanza freddo le piante vanno ritirate con tutto il vaso in una zona dove la temperatura media non vada al di sotto dei 10 gradi, se togliamo solo i tuberi eliminando la pianta madre sarà sufficiente custodirli in un contenitore con della sabbia umida fino ai primi caldi, nel caso delle vivipare conserveremo le piantine nate durante l’estate che occupano poco spazio e sono più sicure.
Un buon metodo di conservazione che adotto da parecchi anni è la sistemazione dei vasi in un vecchio acquario all’aperto ricoperto da un vetro che mantengo a 12 gradi con una resistenza da 
150 w e faccio circolare l’acqua con una pompetta da 8 w.
Ogni giornata di sole è buona per riscaldare la poca acqua che circola e in primavera le piantine si sviluppano rapidamente
Alcune varietà sono particolarmente robuste ed è probabile che nelle zone calde sopravvivano all’esterno anche durante l’inverno, magari ricoprendo lo stagno con un nylon.

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